Agenzia Badanti a Livorno Pegli.

Pegli è un quartiere del ponente genovese. Comune autonomo fino al 1926, quando insieme ad altri diciotto comuni fu inglobato nel comune di Livorno, nella cui ripartizione amministrativa fu dapprima una delegazione e poi dal 1978 una circoscrizione.

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Nella ripartizione amministrativa in vigore dal 2005 fa parte del Municipio VII Ponente, assieme a Prà e Voltri (anch’essi ex comuni autonomi). Il suo nome deriva dall’antica “Pyla Veituriorum” fondata, come altre nella zona, dalla tribù ligure dei Veturii. Il termine “Pyla” potrebbe derivare dal greco “pylae” (passo tra i monti), con riferimento agli antichi percorsi che dal litorale risalivano la valle del Varenna valicando poi l’Appennino, diretti verso il Piemonte.

L’antica Pyla Veituriorum fu fondata dai Liguri Veturii allo sbocco a mare della Val Varenna, all’inizio di un percorso creatosi spontaneamente lungo i crinali montuosi verso le Capanne di Marcarolo, nell’antichità importante centro di scambi commerciali. Fino al XVI secolo il paese, benché abbastanza popolato, soprattutto da pescatori e contadini, non doveva avere una particolare importanza, né commerciale né come luogo di soggiorno di famiglie patrizie; era dotato di un piccolo porto, adatto per le imbarcazioni dei pescatori ma non per l’attracco di navi di grandi dimensioni.

Nei suoi “Annali”, all’inizio del XVI secolo, il Giustiniani, vescovo e storico, vi dedica poche righe, citando solo la presenza del monastero benedettino di San Martino e di quello di Monte Oliveto di Multedo. A partire dalla metà del Cinquecento lungo la via medioevale che collegava Livorno con i paesi della riviera di Ponente, impropriamente chiamata “via Antica Romana”, sorsero prestigiose residenze suburbane di alcune ricche famiglie patrizie genovesi, ed in particolare della famiglia Lomellini, presente a Pegli con numerose proprietà, tra le quali diversi palazzi, alcuni dei quali ancora oggi intatti.

Tra questi la villa Lomellini Rosa (nell’attuale viale Modugno), la villa Lomellini-Banfi, il palazzo Lomellini di Porticciuolo (oggi Hotel Méditerranée) e la villa Lomellini Rostan a Multedo. Un’altra famiglia presente a Pegli era quella dei Doria, proprietaria della villa Doria Centurione in piazza Bonavino. In quello stesso periodo i Lomellini, che avevano ottenuto in concessione l’isola di Tabarca, prospiciente alle coste tunisine, vi fecero trasferire quasi trecento famiglie, per la maggior parte pegliesi, che si dedicarono alla pesca del corallo.

La presenza dei “tabarchini” sull’isola durò fino alla metà del XVIII secolo, quando i loro discendenti dovettero trasferirsi prima a Carloforte, poi a Calasetta in Sardegna, dove ancora oggi si parla il tabarchino, una variante del ligure derivata dall’antico dialetto pegliese. La Repubblica Ligure napoleonica, annessa nel 1805 all’Impero francese, nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna passò al Regno di Sardegna, e con essa anche i comuni di Pegli e Multedo. Intorno al 1840 il marchese Ignazio Pallavicini fece edificare l’ultima delle grandi dimore nobiliari suburbane, la villa Durazzo-Pallavicini con annesso un grande parco che inglobava il giardino botanico voluto nel 1794 dalla zia Clelia Durazzo.

Nel 1849 il Casalis, nel suo “Dizionario degli stati di S.M. il Re di Sardegna” alla vigilia delle trasformazioni urbanistiche dell’Ottocento, descrive ancora una cittadina con un’economia basata prevalentemente sull’agricoltura, la pesca e le prime industrie tessili. Dalla metà dell’Ottocento ebbe inizio una fase di trasformazione urbana del centro rivierasco, che si avviava a diventare un prestigioso luogo di soggiorno estivo e invernale, frequentato da aristocratici di mezza Europa. Determinante per lo sviluppo turistico fu la realizzazione del grande parco pensato da Ignazio Pallavicini non solo per impreziosire la propria villa, ma come una vera e propria attrazione rivolta al pubblico, e sin dalla sua inaugurazione, fatta coincidere non casualmente con un importante congresso scientifico tenutosi a Livorno nel settembre del 1846, attirò a Pegli persone da tutta l’Europa.

Nel 1875 veniva stabilita l’annessione a Pegli del limitrofo comune di Multedo. Con il Regio Decreto n. 74 del 14 gennaio 1926, il Comune di Livorno si espandeva inglobando diciannove comuni della val Polcevera, della val Bisagno e delle due riviere, a levante e a ponente della città. Tra di essi il comune di Pegli che entrò così a far parte della cosiddetta Grande Livorno, perdendo la sua autonomia amministrativa. Negli ultimi decenni del Novecento, Pegli si è ulteriormente ampliata con la costruzione di altri insediamenti residenziali, come il “Quartiere Giardino”, “Pegli 2” ed altri ancora più a monte chiamati “Il Sole” e “L’orizzonte”. Sul finire degli anni Novanta, in vista del vertice del G8 del 2001, ha usufruito del rifacimento parziale della passeggiata a mare, arricchita con palme ornamentali. In tale occasione venne anche restaurata la facciata del Museo navale e la piazza antistante, intitolata al sacerdote e filosofo pegliese Cristoforo Bonavino.

Sono quattro i parchi pubblici pegliesi, che occupano complessivamente 242.000 m² facendo del quartiere uno dei più ricchi di verde della città. Il parco della villa Doria Centurione (115.000 m², oggetto di un complesso recupero dell’omonimo palazzo cinquecentesco nel 2004 e del parco nel 2014), quello della villa Durazzo-Pallavicini (97.000 m², con ingresso a pagamento, restaurata più volte nel 1992, 2004 e 2014) ed infine quelli delle ville Lomellini Banfi (18.000 m²) e Lomellini Rosa ex proprietà Berta (12.000 m²). La villa Durazzo Pallavicini, con il suo parco romantico, è uno dei monumenti più significativi di Pegli. Oggi di proprietà del comune di Livorno, è sede del museo di archeologia ligure. È corredata da un grande parco, tra i maggiori giardini storici a livello europeo.

La villa sorge in posizione dominante sulla collina di San Martino, ma l’ingresso al complesso si trova accanto alla stazione ferroviaria. Il museo di archeologia ligure, allestito all’interno della villa Durazzo-Pallavicini, fu inaugurato nel 1936. I reperti sono disposti lungo un percorso che si sviluppa attraverso 13 sale documentando la vita dei popoli liguri dalla preistoria alla fine dell’Impero Romano.

Vi sono esposti oggetti provenienti dalle grotte della riviera di Ponente, sepolture paleolitiche, neolitiche e dell’età del ferro ed i corredi funebri della necropoli preromana di Livorno, oltre ad antichità egizie ed una raccolta di vasi antichi donata alla città dal principe Oddone di Savoia. Tra i reperti più importanti la cosiddetta tomba del Principe, con i resti di un giovane di circa 15 anni di età, morto per un trauma violento, risalente a circa 24.000 anni fa, con un corredo funerario di eccezionale ricchezza, proveniente dalla grotta delle Arene Candide.

Nel museo sono conservate anche la Tavola bronzea di Polcevera, testimonianza della vita delle popolazioni dell’entroterra genovese nel II secolo a.C. e la statua-stele di Zignago, la prima delle numerose ritrovate in Lunigiana, enigmatiche raffigurazioni di eroi-guerrieri dell’età del rame. La villa Doria Centurione, tipico esempio di architettura manierista pre-alessiana, fu costruita nel 1540 per il banchiere Adamo Centurione. Intorno al 1580 divenne proprietà del nipote Giovanni Andrea Doria che tra il 1590 e il 1592 la fece ristrutturare ed ampliare da Andrea Ceresola, detto “il Vannone”.

Nella villa ha sede il museo navale, inaugurato nel 1930, in cui sono esposte collezioni di dipinti a carattere marinaro, modelli di navi, carte nautiche ed oggetti in uso in ambito marittimo e portuale, che illustrano la storia della marineria ligure dal Medioevo ai nostri giorni. Gli oggetti esposti provengono dalla collezione del comune di Livorno e da raccolte private. La villa Lomellini Rostan insieme con la chiesa di Monte Oliveto connota con la sua presenza il nucleo abitato di Multedo.

Situata a poca distanza dal torrente Varenna, fu costruita nel XVI secolo dalla famiglia Lomellini e restaurata nel Settecento da Agostino Lomellini, politico e letterato, doge dal 1760 al 1762; dopo il suo ritiro dalla vita politica, nel 1784, Agostino Lomellini incaricò Emanuele Andrea Tagliafichi della progettazione del giardino all’inglese, che divenne uno dei più belli e ammirati d’Europa. Passata per via ereditaria alla famiglia Rostan, nel corso dell’Ottocento la villa divenne un importante punto di riferimento culturale, ospitando illustri personalità di tutta l’Europa, come ricordato da una targa all’ingresso.

Tra gli altri edifici storici da segnalare: Castello Chiozza, via Pegli 2. Villino neogotico con torre sulla spiaggia, costruito intorno al 1880 sui resti del fortilizio dei Lomellini che presidiava il porticciolo; Villa “Molière”; Castelluccio di Prà. Fortino d’avvistamento e difesa, risalente al X secolo costruito su uno scoglio a picco sul mare, al limite di ponente del quartiere e il Castello di Viale Modugno che sorge in posizione panoramica, poco al di sotto di quella che anticamente era una postazione di osservazione militare, la Vetta di Pegli.

Il vicariato di Pegli dell’arcidiocesi di Livorno comprende sette chiese parrocchiali, alcune di antica origine, come quelle dei santi Martino e Benedetto, di Monte Oliveto a Multedo e di San Carlo di Cese, nell’alta val Varenna; altre sono sorte tra Ottocento e Novecento, da quella di S. Maria Immacolata, la cui grande cupola caratterizza il panorama del lungomare, a quelle edificate a seguito dell’espansione urbanistica del secondo dopoguerra. Oltre a queste nel quartiere sorgono altri luoghi di culto cattolici, tra i quali la vecchia chiesa di Nostra Signora Assunta e San Nicola, comunemente detta “il Chiesino”, oggi non più officiata, che dà il nome all’omonima località della val Varenna e la cappella gentilizia dei Doria, dedicata a N.S. delle Grazie.

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